Osservazione e riconoscimento dei campioni di roccia raccolti durante le diverse escursioni

Durante le escursioni abbiamo osservato e raccolto diversi campioni delle principali rocce trovate.
In laboratorio abbiamo osservato con più attenzione e riconosciuto alcune delle rocce raccolte. Abbiamo preso in esame:

  • Il colore complessivo della roccia
  • La durezza della roccia rispetto all’unghia, a una punta di acciaio
  • La struttura (cristallina o vetrosa)
  • La presenza o meno di fossili
  • Comportamento con l’acido cloridrico

Monte Urpinu

Abbiamo osservato principalmente due tipi di roccia: una giallastra, la cosiddetta “pietra cantone” e una più chiara e ricchissima di fossili la cosiddetta “pietra forte”. Quest’ultima si trova un po’ dappertutto in città ed è usata anche come pietra da costruzione.
In laboratorio abbiamo fatto la prova dell’acido cloridrico ed è risultato che entrambe sono costituite da calcare.

Cala Mosca - Cala Fighera (Cagliari)

Le rocce che qui abbiamo visto sono formate da ciottoli e sabbia compatti, a ben guardare si trovano anche dei fossili, prevalentemente gusci di conchiglie.
In laboratorio abbiamo sottoposto le rocce alla prova dell’acido cloridrico e abbiamo constato che sono formate da calcare. Queste rocce sono tra le ultime ad essersi formate in Sardegna e difatti i fossili non sono troppo diversi dagli organismi attuali.

Monastir

Siamo saliti su una collinetta dove sono presenti delle Domus de janas scavate nella roccia. Abbiamo raccolto alcuni campioni di questa roccia (la gran parte era ricoperta da bellissimi licheni crostosi).
Abbiamo osservato le rocce in laboratorio: sono grigio-rossastre con cristalli chiari e scuri evidenti e disposti in modo disordinato all’interno di una pasta omogenea. Non sono attaccate dall’acido cloridrico. Si tratta di rocce di origine vulcanica, probabilmente delle tracheoandesiti che si sono formate da eruzioni vulcaniche risalenti all’era cenozoica.
Abbiamo raccolto anche un campione della stessa roccia che presentava dei cristallini che osservati con la lente di ingrandimento e confrontati con le figure dei manuali ci sono sembrati cristalli di stilbite.

 

Masua - Porto Flavia

Abbiamo visto e raccolto principalmente due tipi di rocce: una chiara, grigiastra, abbastanza leggera e compatta che forma il Pan di zucchero e la collina in cui è scavata la miniera di Porto Flavia; l’altra costituita da lastre sottili, facilmente separabili tra loro che si può osservare lungo la strada che da Masua porta alla miniera.
Luca, uno dei nostri istruttori di arrampicata, è geologo e ci ha detto che questi due tipi di roccia sono antichissimi, tra i primi ad essersi formati nell’era paleozoica. La roccia in lastre sottili è detta argilloscisto, ha diversi colori, marrone chiaro, marrone scuro, viola, verde, giallo e si presenta lucida a causa della presenza di cristalli microscopici di un particolare minerale a forma di scagliette, la mica bianca, disposti in piani paralleli che lo rendono particolarmente fragile. Questi argilloscisti sono disposti nei modi più strani: in alcune zone appaiono disordinati, in altre formano delle pieghe e in altre zone sono addirittura verticali! Non abbiamo trovato fossili anche se, in rocce abbastanza simili, della stessa età e in zone non troppo lontane (Fluminimaggiore) se ne possono trovare di bellissimi.
La roccia chiara si chiama calcare ceroide e fa parte del calcare metallifero da cui si estraevano i minerali di piombo e zinco. All’interno della miniera di Porto Flavia è presente anche un altro tipo di calcare, il calcare nodulare che presenta delle parti argillose.

Miniera di Porto Flavia

Masua è un paesino vicino a Iglesias sulla costa occidentale. Il paesaggio che abbiamo visto dal pullman era bellissimo, rocce diverse a picco sul mare e una ricca vegetazione.
Appena arrivati a destinazione tutti abbiamo percepito il profumo della vegetazione in fiore.
Durante il percorso che portava alla miniera abbiamo potuto osservare da vicino la vegetazione e le rocce. Le rocce sembravano spaccate in tanti pezzi disposti orizzontalmente ed anche inclinati, erano di tanti colori: grigie, nere, rosse, viola, verdi, giallo chiaro e giallo scuro. La vegetazione era prevalentemente costituita da macchia mediterranea: cisto, lentisco, ginepro, euforbia, rosmarino, ferula e ginestra.
Infine siamo entrati nella miniera di Porto Flavia, ormai in disuso da circa vent’anni. Prima di entrare, la guida ha distribuito ad ognuno di noi i caschi da minatore, giallo per le femmine e bianco per i maschi, che abbiamo dovuto indossare sopra una cuffia di carta.
La miniera è scavata verso il mare in senso orizzontale e percorsa dai binari dei vagoni che trasportavano il materiale estratto. La volta del lungo tunnel è rinforzato da forti armature. Di tanto in tanto ci sono delle nicchie per gli attrezzi da lavoro e manichini che simulano l’attività dei minatori intenti a disporre la dinamite per estrarre il piombo e lo zinco.
Il trasporto dei materiali rappresentò spesso un problema per la resa economica di un giacimento. La maggior parte delle miniere dell’Iglesiente si rivolse ai battellieri carlofortini con un aggravio di spese ritenuto non conveniente per le società.
L’ing. Vecelli risolse l’inconveniente realizzando nella miniera di Porto Flavia dei grandi silos all’interno della montagna davanti all’isolotto del Pan di Zucchero; dai silos un nastro trasportatore scaricava il minerale direttamente nelle stive dei bastimenti, grazie ad una grande galleria che aveva sbocco sulla parete a picco sul mare.
Usciti dalla miniera abbiamo pranzato e dopo qualche minuto abbiamo camminato lungo un sentiero ripido per raggiungere il settore di arrampicata sportiva.

Alice Mundula 2^ I

 

Piscina Manna - Pula

Abbiamo raccolto le rocce lungo la strada sterrata che porta alla collinetta sulla quale si è svolta la gara di orienteering. In alcuni tratti la roccia è solida e compatta in altri invece si presenta sbriciolata e forma proprio il terreno. La roccia è chiara, abbastanza leggera a grana grossa. I cristalli sono evidenti, disposti in modo omogeneo, hanno forme e colori diversi, ma quasi le stesse dimensioni: si sono formati insieme con ogni probabilità da un magma che si è raffreddato lentamente. La roccia è facilmente riconoscibile, essendo la roccia più comune in Sardegna: è un granito roseo dalla cui degradazione si formano sabbie e terreni.

  1. Tracheoandesiti
  2. Argilloscisti
  3. Calcare ceroide
  4. Calcare miocenico di Cagliari
  5. Stalattiti
  6. Granito
  7. Conglomerati arenacei

 

 

PROGETTO AMMESSO AL FINANZIAMENTO NELL’AMBITO DEL PIANO D’INTERVENTO CONTRO L’ABBANDONO E LA DISPERSIONE SCOLASTICA DELLA PROVINCIA DI CAGLIARI EX ART. 23 L.R. N° 37/98