Casa distrutta
Emozioni e paure di una nottata di guerra
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Mia nonna, in una sera tr`nquilla d’inverno, era riunita assieme alle altre donne di famiglia e, come al solito, stava svolgendo le faccende di casa aiutata da loro.
Dopo cena, dopo aver sparecchiato, prepararono il tavolo per fare il pane mentre chiacchieravano del più e del meno. Incominciarono a lavorare alle nove di sera circa, impastando e facendo prendere le varie forme al pane e, arrivate alle dieci e mezza circa, incominciarono ad infornare.
Dopo circa mezz’ora, sentirono la contraerea che sparava. In un attimo furono sorprese dal panico e si precipitarono verso il rifugio. Questo era stato costruito da mio nonno e da suo fratello, che avevano scavato molto, fino ad arrivare ad una profondità che desse sicurezza: infatti ci avevano impiegato una ventina di giorni.
Il giardino era proprio vicino alla casa, per cui riuscirono a raggiungerlo subito. Sempre più terrorizzate, scesero nel rifugio tremanti e agitate dai pensieri più brutti, cui contribuiva il fatto che mio nonno era partito in guerra un paio di giorni prima. Gli spari della contraerea durarono una ventina di minuti circa, ma per loro, rinchiuse in quel rifugio, sembrava un’eternità.
Cercavano di pensare ad altro e si raccontavano le loro esperienze, le loro emozioni e le piccole cose della vita di tutti i giorni. Una parente di mia nonna in particolare, aveva una bambina di un anno che ogni volta che sentiva i rumori della guerra, incominciava a piangere. Nel rifugio allora, cercavano di consolarla invano, sia per i rumori, sia per l’aria poca e viziata che si respirava lì dentro.
Terminato il pericolo uscirono dal rifugio e tornarono dentro casa, trovando il pane già cotto e il forno pronto per infornarne dell’altro.

Marco P.