Macerie
Un incontro fortuito
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Durante la 2a Guerra Mondiale i miei nonni vivevano in un piccolo paesino nell’Oristanese.
La loro vita non aveva risentito dello scoppio della guerra, per la verità non si erano neanche accorti dell’avvento del fascismo, ma, come tutti, non sottovalutavano il pericolo di mettersi contro questa dittatura e continuavano a vivere più o meno tranquilli senza cercare guai.
Vivevano nella periferia del paese in una grande casa a due piani ereditata da mia nonna, Maria, alla morte dei suoi genitori.
Le altre case erano abbastanza lontane da impedire il formarsi di amicizie solide con gli altri abitanti del paese.
A differenza che nel loro paesino, a Cagliari c’era molto movimento tra civili italiani, camicie nere ed ebrei in fuga; una famiglia di questi ultimi riuscì, non so come, a fuggire dalla città e a d arrivare fino al paesello di Maria e Giuseppe (non è uno scherzo, si chiamavano proprio così!).
Una sera, Giuseppe, andando in giro per il paese, vide una coppia di forestieri dall’aspetto stravolto: avevano l’aria d’aver passato parecchie notti all’addiaccio; la donna aveva una ferita al braccio, fasciata da una benda ormai sporca; entrambi avevano i vestiti logori e Giuseppe non poté fare a meno di fermarsi e di aiutarli, si offrì poi di ospitarli in casa propria, e i due accettarono.
Maria non aspettava ospiti e fu sorpresa nel vedere quei due estranei ma fu ben lieta di aiutarli: preparò un pasto caldo e cambiò le bende della donna.
Dopo aver mandato a letto i bambini, Maria chiese ai due come fossero capitati in quel paese ed essi raccontarono di essere ebrei, fuggiti da Cagliari e chiesero ospitalità ai padroni di casa, i quali furono lieti di ospitarli finché non si fossero calmate le acque. Non erano preoccupati all’idea di accogliere degli ebrei in casa perché non avevano mai visto un soldato, e non pensavano che sarebbero mai arrivati.
Per qualche settimana la coppia restò in quella casa, grata dell’ospitalità dei suoi proprietari, ma in un piccolo paese le voci girano e gli abitanti notarono due forestieri che non andavano in Chiesa e si cominciò a insinuare che i due fossero ebrei e che si nascondessero nel paese; la notizia arrivò alle persone sbagliate e in poco tempo una squadra di soldati venne a controllare.
Alla notizia Maria e Giuseppe furono assaliti dal panico e dovettero organizzarsi in fretta; la loro fu l’ultima casa controllata dai soldati, che ispezionarono con cura, ma non trovarono nulla e, delusi e arrabbiati dal falso allarme, tornarono in città.
La giovane coppia era stata nascosta in una stanza segreta scavata sotto il giardino, cui si accedeva tramite una botola.
Quella stanza era stata costruita insieme alla casa, poco prima della Grande Guerra, da un architetto amico del padre di Maria.
Fu una fortuna per quella coppia di profughi essersi rifugiati in quella casa.
Da allora essi e i miei nonni sono legati da una profonda amicizia basata sulla generosità e sulla fiducia.

Gianluca P.