Chiesa di S. Anna
Il rispetto
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Tra le tante vicende che mio zio aveva vissuto in guerra e che mi raccontava spesso, una in particolare mi colpiva in modo singolare: forse perché la raccontava con più commozione delle altre, forse perché nell’ascoltarla riuscivo a immedesimarmi in quella situazione a tal punto da percepire le emozioni che lo avevano colpito in quel suo episodio di vita, forse perché mentre me la raccontava sembrava un’avventura di un film e solo dopo che finiva sopraggiungeva la consapevolezza che si trattava di un fatto realmente accaduto.
Avvenne nel lontano 1938, quando l’Italia era impegnata a guerreggiare nell’Africa orientale.
Una mattina, nell’accampamento di mio zio, il comandante diede a vari soldati il permesso di libera uscita. Così, mio zio, insieme a un gruppo di suoi colleghi, decise di dirigersi al villaggio lì vicino per conoscere un po’ più da vicino la popolazione del luogo. Dopo aver percorso tutta la via principale, decisero di entrare nella Moschea del villaggio. Tutto il gruppo di soldati, come il rispetto della religione richiedeva, prima di entrare all’interno dell’edificio, si tolse gli scarponi; tutti tranne uno, un napoletano che trovando inutile il gesto, con superficialità entrò calzando gli scarponi. I suoi colleghi insistettero per farglieli togliere, ma non ci fu nulla da fare; così entrarono, nel dovuto silenzio, per non disturbare la gente in preghiera.
Il napoletano fu immediatamente notato dalla gente che si trovava lì e lo guardava con aria notevolmente infastidita e offesa. Infatti quell’atto che aveva appena compiuto era considerato un oltraggio intollerabile.
Usciti dal luogo sacro il napoletano fece notare agli altri soldati che alla fin fine non era accaduto niente di grave ma nessuno di loro ne fu convinto.
Tornati all’accampamento si prepararono per il turno di notte.
La mattina dopo il comandante chiamò il plotone all’appello: risposero tutti, tranne il napoletano. Così il comandante ordinò un’immediata ricerca dell’assente all’interno dell’area dell’accampamento.
Dopo una decina di minuti un soldato, raggiunto rapidamente il comandante, dichiarò di aver trovato il corpo senza vita del napoletano, con un coltello conficcato nell’addome.
Era chiaro che in quella notte qualcuno, che si era trovato nella Moschea la mattina precedente, l’aveva seguito e l’aveva ucciso mentre pattugliava i confini dell’accampamento.

Fabio A.