Largo Carlo Felice
Un'amicizia speciale
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La guerra è finita ormai da sessant’anni eppure mi sembra ieri. Avevo diciotto anni quando nel 1940 partii per la Grecia per partecipare alla guerra contro gli inglesi. Devo ammettere che in un primo tempo ero entusiasta di combattere per l’Italia, per la mia patria. Mi ero fatto moltissimi amici e nei pochi giorni prima che iniziassero i combattimenti, alla fine degli addestramenti, ci riunivamo e passavamo il tempo a giocare a carte o ad andare a caccia nei monti vicini.
La sera prima dell’inizio dei combattimenti avevamo preso un cinghiale e avevamo festeggiato fino al coprifuoco. Con quella sera finì tutto il divertimento.
La mattina seguente ci fu la battaglia e vidi gran parte dei miei amici morire; preferisco non entrare nei particolari. Dopo alcuni anni la guerra finì in favore degli inglesi e noi tornammo in Italia sconfitti e affranti per le perdite; ma questo era solo l’inizio. Era la fine del 1943 quando in Italia scoppiò il caos: si scoprì l’alleanza che aveva fatto il re, Vittorio Emanuele, con gli angloamericani e dopo che egli abbandonò il trono e l’Italia noi soldati non sapevamo contro chi combattere e per di più ora avevamo in casa i tedeschi che ci consideravano traditori. Io e un altro mio compagno, Luigi, come molti altri, visto che non c’era altra soluzione, vagammo per la città di Roma nascondendoci dai tedeschi che ci davano la caccia. Finimmo a vivere come barboni; mangiavamo quello che ci capitava e cambiavamo costantemente nascondiglio per sfuggire ai controlli tedeschi.
Un giorno Luigi e io eravamo in una casa abbandonata con un gruppo di fuggiaschi come noi. Era mattino presto, tutti dormivano, mi affacciai alla finestra e vidi un gruppo di soldati tedeschi che si accingeva ad entrare nell’edificio. Corsi a svegliare tutti che in fretta e furia sollevarono una trave del pavimento, rivelando un rifugio segreto, e si nascosero sotto. Io, Luigi a altri due uomini invece ci nascondemmo in una nicchia precedentemente ricavata nella parete coperta poi dalla tappezzeria, sicuramente usata come nascondiglio. I tedeschi irruppero nella stanza: non trovarono nessuno ma subito a senza esitazione spararono verso il pavimento, sicuramente perché avevano già trovato altri fuggitivi in nascondigli simili, e li uccisero tutti. Noi rimanemmo immobili; io per un po’ involontariamente trattenni il respiro.
Luigi e io siamo ancora amici e sono sicuro che la nostra amicizia è stata rafforzata da quei giorni di convivenza che sicuramente, almeno io non dimenticherò.

Marco M.