Palazzo distrutto
Uno strano caso
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Tempo fa mi capitava di andare a trovare un’anziana vicina malata di diabete. Era una donna dolcissima che amava raccontare gli episodi della sua vita ai nipotini e ai bambini del palazzo che spesso andavano a farle visita. L’ultima volta che sono andata a trovarla mi ha raccontato una storia che mi ha colpito molto e che spiega la causa della sua malattia.
“La storia che vi voglio raccontare oggi risale al tempo della Seconda Guerra Mondiale. È stato uno dei periodi più brutti che si possano immaginare. Sui visi si leggeva la fame e la preoccupazione. Io ero una donna sposata già da un po’ di tempo e avevo due bellissimi bambini: Franco di sei anni e Gianna di nove. Abitavamo nei pressi di via *****. La nostra casa era la seconda di tre casette costruite una di fianco all’altra davanti ad una piccola piazza dove nei periodi di apparente calma e tranquillità i bambini trascorrevano i pomeriggi giocando. Era una bellissima giornata di sole e i miei bambini giocavano nella piazza mentre io finivo di sbrigare le faccende di casa. Senza alcun preavviso la città fu bombardata. Una bomba cadde proprio sulla casa a fianco alla mia dove, fortunatamente, non c’era nessuno. I bambini, spaventati dal forte rumore, erano scappati e si erano rifugiati in un casolare abbandonato, non molto distante da casa. Lì erano rimasti per tutta la giornata mentre io, uscita di casa in tutta fretta e con il terrore che gli fosse successo qualcosa, avevo continuato a cercarli per molte ore ma senza avere loro notizie. Un vecchio amico di famiglia li aveva visti ed era rimasto con loro, in attesa che le cose tornassero come prima. Passate diverse ore li aveva riaccompagnati a casa e aveva aspettato il mio ritorno. Tornata a casa, ormai in piena notte, abbracciai i miei bambini, pensando che fortunatamente erano salvi,ma dopo pochi istanti mi sentii male. Mi sottoposero a visite e analisi e dopo diversi giorni mi comunicarono che avevo il diabete. La sola spiegazione che mi fornirono fu che lo spavento eccessivo aveva favorito l’insorgenza della malattia.”
Mentre raccontava questa storia la signora Giovanna piangeva e noi bambini non sapevamo cosa dire. Probabilmente non è mai riuscita a fare a meno di pensare a questi avvenimenti, alla paura di quei momenti e al fatto che la guerra ha lasciato un segno indelebile nella sua vita. Raccontare a noi piccoli quelle sensazioni e ciò che si vedeva nelle strade: fame, carestia, paura, l’aiutava a conservare la sua voglia di vivere e a fare in modo che anche i più piccoli contribuissero a tramandare la memoria degli errori del passato ed evitare che si ripetano.

Barbara S.