Rovine
La grotta, il sogno, il grande incubo
Vai all'HomePage


Il periodo della seconda guerra mondiale è stato un vero e proprio disastro: non c’era nulla da mangiare e tutti, ogni giorno, rischiavano la loro vita, chi in guerra, chi perché venivano bombardate le città dove abitavano e chi soltanto perché era ebreo.
Questa è la mia storia.
Anch’io ho vissuto da protagonista come milioni di persone la dura seconda grande guerra: io e la mia famiglia lavorando nelle miniere di Ballao avevamo messo da parte la somma che ci avrebbe consentito di comprare una casa a Cagliari. Mia moglie all’ inizio era contraria a questa scelta perché secondo lei con quei soldi potevamo comprarci una macchina e lei sarebbe diventata la più invidiata di Ballao ma ormai io avevo deciso e siccome sono più testardo di un mulo, scelsi lo stesso di venire a Cagliari. I primi giorni in città furono fantastici perché trovai subito un nuovo e meno faticoso lavoro come falegname e poi non ero mai stato in una città quindi nel vedere tutte quelle macchine e tutti quei negozi mi sembrava di vivere un sogno. Ma il mio sogno durò appena tre anni perché iniziò una durissima guerra tra l’Europa filo-nazista guidata da Adolf Hitler e gli Stati Uniti guidati da Franklin D. Roosevelt.
Questa provocò distruzioni e milioni di vittime; io persi il mio lavoro perché il proprietario della falegnameria era ebreo e venne deportato in un campo di concentramento in Austria. La mia vita e quella di tutti diventò un incubo; vivevamo in condizioni misere, senza acqua né viveri perché le botteghe erano state chiuse. Cagliari fu rasa quasi del tutto al suolo; le principali vie, come ad esempio via Roma, erano diventate deserti di macerie; mi sentivo impotente di fronte a questa enorme sciagura, persi due dei miei quattro figli durante la guerra; io mia moglie e gli altri due figli scappammo nelle grotte che si trovavano a Tuvixeddu. Eravamo circa in quindici in una grotta troppo piccola per tutti noi, aspettai giorno dopo giorno ma questa guerra era interminabile. Noi non avevamo nulla da mangiare perché il poco che ci procuravamo lo regalavamo ai bambini; povere creature piangevano giorno e notte perché erano sole: quasi tutti avevano perso i genitori in questa distruzione. Anche noi adulti eravamo impauriti ma dovevamo far credere ai bambini che la guerra stava finendo.
Per fortuna un giorno finì tutto.
Quando uscii per la prima volta dalla grotta con la consapevolezza che nessuno avrebbe mai più attaccato, provai una sensazione di libertà: guardando il sole che mi batteva in faccia, mi sembrava di essere rinato. Da quel giorno la mia vita ricominciò daccapo, anche se quei bruttissimi momenti li ricordo ogni notte come se fosse ieri.


Michele S.