Via Roma
Tra guerre e stragi
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Avevo circa vent’anni, quando nel 1943, l’Italia scese in guerra anche se non era preparata per potervi prendere parte; ma si pensava che essendo alleati di Hitler, poiché i tedeschi stavano vincendo avremmo avuto la 'pappa pronta'. Ovviamente ci sbagliavamo: non eravamo che all’inizio di una dura e lunga guerra.
Io, come tanti miei amici, fui chiamato in servizio.
Dopo aver salutato la mia famiglia con le lacrime agli occhi m’imbarcai alla volta della Russia.
Arrivammo dopo quattro giorni di viaggio: era inverno, e lì c’era un freddo micidiale. Noi non eravamo abituati a sopportare un tale freddo e in più il nostro vestiario non era adatto a difenderci da temperature cosi basse: basti dire che ai piedi portavamo scarpe fatte di cartone!
Vidi morire il mio migliore amico e anche io rischiai di fare una brutta fine: mi ritrovarono nel campo di battaglia semiassiderato e mi portarono nell’accampamento, mi riscaldarono e mi rimisero in sesto. Fu una cosa terribile: non mi sentivo più il corpo, pensavo che ormai per me fosse giunta la fine e che non avrei mai più rivisto mia moglie e la mia unica figlia che sarebbe cresciuta senza padre. Questo pensiero mi diede le forze per resistere.
La guerra durò fino il 1945. furono anni di grande carestia e decimazione della popolazione; per fortuna gli americani vennero in nostro aiuto, ci sfamarono e ci rimisero in sesto; ricordo ancora le tavolette di cioccolato che ci donarono, li consideravamo degli angeli, perché erano portatori di pace, i nostri eroi, che ci salvarono dal pasticcio che avevamo combinato.
Ero tornato in patria con la speranza di riabbracciare la mia famiglia, ma scoprii che erano morte sia mia moglie che mia figlia: una bomba le aveva travolte e me le aveva portate via.

Silvia C.