Villanova
Nella strada oltre la collina
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Nella strada oltre la collina, ormai abbandonata per il caos che imperversava dall’inizio della guerra, c’era un casolare dove i militari avevano deposto nel 1942 tutti gli armamenti comprati dai Serrentesi. Carlo, un ragazzo di 18 anni con cui custodivo le pecore, era venuto a saperlo da me.
Le pecore che stavamo osservando da un’altura fuori paese sembravano avere lo stesso umore del cielo grigio; Carlo pensava a quando sarebbe dovuto partire per la guerra e io che avevo allora 15 anni, non ci pensavo. Improvvisamente, in lontananza, si sentì il rumore delle bombe.
Cadevano su Sanluri e la terra, ammorbidita dall’aratura, tremava ancor più del solito. Non si erano mai viste bombe in questa zona.
Si sentiva l’allarme delle sirene in lontananza in direzione del nostro paese. Corremmo freneticamente. Arrivati ci accolse la notizia, che volava di bocca in bocca, che i tedeschi avessero scoperto il casolare. Vedemmo un fuoco che si levava dalla casa del panettiere Franco e in seguito venimmo a sapere della sua morte; si sentì il rumore di un aereo proveniente da dietro Monti Mannu. Mi venne da pensare che il suo volo era come quello di un corvo, che non porta mai buoni auspici. Le sirene urlavano ancora; corremmo verso casa di Carlo, ma per la strada inciampai. Carlo correva senza girarsi e non mi poté aiutare; non so se per la paura o per la voglia di vivere mi alzai; il rumore delle sirene e dell’aereo rimbombavano nella mia testa. Corsi a raggiungere tutti gli altri: nella casa di Carlo era stato scavato un grande rifugio rivestito di legno.
Ci stavamo in cinquanta. L’odore era insopportabile, gli aerei fuori erano diventati due e si sentì il rumore di un’altra esplosione: poi per le quattro ore che ancora restammo lì sotto ci fu silenzio.
Tutti là dentro, ci sentivamo come animali in attesa del macello.
Era incominciato al tramonto e a notte fonda fu finito. Cercammo di uscire ma la terra e il legno crollarono come cartapesta. Le scosse delle bombe avevano fatto cedere i chiodi. Riuscimmo a uscire in sette e poi liberammo tutti. Uno solo giaceva coperto dalla terra e da una trave. Fu tirato fuori morto: era Carlo.
Nel paesaggio circostante c’era silenzio, come per il lutto.
Fu questa la guerra vissuta dai paesi.

Maria T.