SAGR. Io resto molto ben capace della necessitÓ con la quale conclude il vostro discorso, ma mi nasce un dubbio, del quale non so liberarmi: e questo Ŕ, che attribuendo il Copernico alla Terra un altro movimento oltre al diurno, il quale, per la regola pur ora dichiarata, dovrebbe restare a noi, quanto all'apparenza, impercettibile nella Terra, ma visibile in tutto il resto del mondo, parmi di poter necessariamente concludere, o che egli abbia manifestamente errato nell'assegnare alla Terra un moto del quale non apparisca in cielo la sua general corrispondenza, o vero che, se la rispondenza vi Ŕ, altrettanto sia stato manchevole Tolomeo a non reprovar questo, sÝ come reprov˛ l'altro.

SALV. Molto ragionevolmente avete dubitato, e quando verremo a trattare dell'altro movimento, vedrete di quanto intervallo abbia il Copernico superato di accortezza e perspicacitÓ d'ingegno Tolomeo, mentre egli ha veduto quello che esso non vedde, dico la mirabil corrispondenza con la quale tal movimento si reflette in tutto il resto de i corpi celesti. Ma per ora sospendiamo questa parte e torniamo alla prima considerazione; intorno alla quale andr˛ proponendo, cominciandomi dalle cose pi˙ generali, quelle ragioni che par che favoriscano la mobilitÓ della Terra, per sentir poi dal signor Simplicio le repugnanti. E prima, se noi considereremo solamente la mole immensa della sfera stellata in comparazione della piccolezza del globo terrestre, contenuto da quella per tanti milioni di volte, e pi˙ penseremo alla velocitÓ del moto che deve in un giorno e in una notte fare una intera conversione, io non mi posso persuadere che trovar si potesse alcuno che avesse per cosa pi˙ ragionevole e credibile che la sfera celeste fusse quella che desse la volta, ed il globo terrestre restasse fermo.

SAGR. Se per tutta l'universitÓ degli effetti che possono aver in natura dependenza da movimenti tali, seguissero indifferentemente tutte le medesime conseguenze a capello tanto dall'una posizione quanto dall'altra, io, quanto alla mia prima e generale apprensione, stimerei che colui che reputasse pi˙ ragionevole il far muover tutto l'universo, per ritener ferma la Terra, fusse pi˙ irragionevole di quello che, sendo salito in cima della vostra Cupola non per altro che per dare una vista alla cittÓ ed al suo contado, domandasse che se gli facesse girare intorno tutto il paese, acci˛ non avesse egli ad aver la fatica di volger la testa: e ben vorrebbero esser molte e grandi le comoditÓ che si traesser da quella posizione e non da questa, che pareggiassero nel mio concetto e superasser questo assurdo, sÝ che mi rendesser pi˙ credibile quella che questa. Ma forse Aristotile, Tolomeo e il signor Simplicio ci devono trovare i lor vantaggi, li quali sarÓ bene che sien proposti a noi ancora, se vi sono, o mi sia dichiarato come e' non vi sieno nÚ possano essere.

SALV. Io sÝ come, per molto che ci abbia pensato, non ho potuto trovar diversitÓ alcuna, cosÝ mi par d'aver trovato che diversitÓ alcuna non vi possa essere; onde io stimo il pi˙ cercarla esser in vano. Per˛ notate: il moto in tanto Ŕ moto, e come moto opera, in quanto ha relazione a cose che di esso mancano; ma tra le cose che tutte ne participano egualmente, niente opera ed Ŕ come s'e' non fusse: e cosÝ le mercanzie delle quali Ŕ carica la nave, in tanto si muovono, in quanto, lasciando Venezia, passano per Corf˙, per Candia, per Cipro, e vanno in Aleppo, li quali Venezia, Corf˙, Candia etc. restano, nÚ si muovono con la nave, ma per le balle, casse ed altri colli, de' quali Ŕ carica e stivata la nave, e rispetto alla nave medesima, il moto da Venezia in SorÝa Ŕ come nullo, e niente altera la relazione che Ŕ tra di loro, e questo, perchÚ Ŕ comune a tutti ed egualmente da tutti Ŕ participato; e quando delle robe che sono in nave una balla si sia discostata da una cassa un sol dito, questo solo sarÓ stato per lei movimento maggiore, in relazione alla cassa che 'l viaggio di dua mila miglia fatto da loro di conserva.

SIMP. Questa Ŕ dottrina buona, soda e tutta peripatetica.

SALV. Io l'ho per pi˙ antica; e dubito che Aristotile, nel pigliarla da qualche buona scuola, non la penetrasse interamente, e che per˛, avendola scritta alterata, sia stato causa di confusione, mediante quelli che voglion sostenere ogni suo detto: e quando egli scrisse che tutto quel che si muove, si muove sopra qualche cosa immobile, dubito che equivocasse dal dire che tutto quel che si muove, si muove rispetto a qualche cosa immobile, la qual proposizione non patisce difficultÓ veruna, e l'altra ne ha molte.

SAGR. Di grazia, non rompiamo il filo, e seguite avanti il discorso incominciato.

SALV. Essendo dunque manifesto che il moto il quale sia comune a molti mobili, Ŕ ozioso e come nullo in quanto alla relazione di essi mobili tra di loro, poichÚ tra di essi niente si muta, e solamente Ŕ operativo nella relazione che hanno essi mobili con altri che manchino di quel moto, tra i quali si muta abitudine; ed avendo noi diviso l'universo in due parti, una delle quali Ŕ necessariamente mobile e l'altra immobile; per tutto quello che possa depender da cotal movimento, tanto Ŕ far muover la Terra sola quanto tutto 'l resto del mondo, poichÚ l'operazione di tal moto non Ŕ in altro che nella relazione che cade tra i corpi celesti e la Terra, la qual sola relazione Ŕ quella che si muta. Ora, se per conseguire il medesimo effetto ad unguem tanto fa se la sola Terra si muova, cessando tutto il resto dell'universo, che se, restando ferma la Terra sola, tutto l'universo si muova di un istesso moto, chi vorrÓ credere che la natura (che pur, per comun consenso, non opera con l'intervento di molte cose quel che si pu˛ fare col mezo di poche) abbia eletto di far muovere un numero immenso di corpi vastissimi, e con una velocitÓ inestimabile, per conseguir quello che col movimento mediocre di un solo intorno al suo proprio centro poteva ottenersi?

SIMP. Io non bene intendo come questo grandissimo moto sia come nullo per il Sole, per la Luna per gli altri pianeti e per l'innumerabile schiera delle stelle fisse. E come direte voi esser nulla il passare il Sole da un meridiano all'altro, alzarsi sopra questo orizonte, abbassarsi sotto quello, arrecare ora il giorno ora la notte, simili variazioni far la Luna e gli altri pianeti e le stelle fisse ancora?

SALV. Tutte coteste variazioni raccontate da voi non son nulla, se non in relazion alla Terra. E che ci˛ sia vero, rimovete con l'immaginazione la Terra: non resta pi˙ al mondo nÚ nascere nÚ tramontar di Sole o di Luna, nÚ orizonti nÚ meridiani, nÚ giorni nÚ notti, nÚ in somma per tal movimento nasce mai mutazione alcuna tra la Luna e 'l Sole o altre qualsivoglino stelle, sian fisse o erranti; ma tutte le mutazioni hanno relazione alla Terra; le quali tutte in somma non importano poi altro che 'l mostrare il Sole ora alla Cina, poi alla Persia, dopo all'Egitto, alla Grecia, alla Francia, alla Spagna, all'America etc., e far l'istesso della Luna e del resto de i corpi celesti, la qual fattura segue puntualmente nel modo medesimo se, senza imbrigar sÝ gran parte dell'universo, si faccia rigirare in se stesso il globo terrestre. Ma raddoppiamo la difficoltÓ con un'altra grandissima: la qua le Ŕ, che quando si attribuisca questo gran moto al cielo, bisogna di necessitÓ farlo contrario a i moti particolari di tutti gli orbi de i pianeti, de i quali ciascheduno senza controversia ha il movimento suo proprio da occidente verso oriente, e questo assai piacevole e moderato, e convien poi fargli rapire in contrario, cioŔ da oriente in occidente, da questo rapidissimo moto diurno; dove che, facendosi muover la Terra in se stessa, si leva la contrarietÓ de' moti, ed il solo movimento da occidente in oriente si accomoda a tutte le apparenze e sodisfÓ a tutte compiutamente.

SIMP. Quanto alla contrarietÓ de i moti, importerebbe poco perchÚ Aristotile dimostra che i moti circolari non son contrarii fra di loro, e che la loro non si pu˛ chiamar vera contrarietÓ.

SALV. Lo dimostra Aristotile, o pur lo dice solamente perchÚ cosÝ compliva a certo suo disegno? Se contrarii son quelli, come egli stesso afferma, che scambievolmente si destruggono, io non so vedere come due mobili che s'incontrino sopra una linea circolare, si abbiano a offender meno che incontrandosi sopra una linea retta.

SAGR. Di grazia, fermate un poco. Ditemi, signor Simplicio, quando due cavalieri si incontrano giostrando a campo aperto, o pure quando due squadre intere o due armate in mare si vanno ad investire e si rompono e si sommergono, chiameresti voi cotali incontri contrarii tra di loro?

SIMP. Diciamoli contrarii.

SAGR. Come dunque ne i moti circolari non Ŕ contrarietÓ? Questi, essendo fatti sopra la superficie della terra o dell'acqua, che sono, come voi sapete, sferiche, vengono ad esser circolari. Sapete voi, signor Simplicio, quali sono i moti circolari che non son tra loro contrarii? son quelli di due cerchi che si toccano per di fuora, che, girandone uno, fa naturalmente muover l'altro diversamente; ma se uno sarÓ dentro all'altro, Ŕ impossibil che i moti loro fatti in diverse parti non si contrastino l'un l'altro.

SALV. Ma contrarii o non contrarii, queste sono altercazioni di parole; ed io so che in fatti molto pi˙ semplice e natural cosa Ŕ il poter salvare il tutto con un movimento solo, che l'introdurne due, se non volete chiamarli contrarii, ditegli opposti: nÚ io vi porgo questa introduzione per impossibile, nÚ pretendo di trar da essa una dimostrazione necessaria, ma solo una maggior probabilitÓ. Si rinterza l'inverisimile col disordinare sproporzionatissimamente l'ordine che noi veggiamo sicuramente esser tra quei corpi celesti la circolazion de' quali non Ŕ dubbia, ma certissima. E l'ordine Ŕ, che secondo che un orbe Ŕ maggiore, finisce il suo rivolgimento in tempo pi˙ lungo, ed i minori in pi˙ breve: e cosÝ Saturno, descrivendo un cerchio maggior di tutti gli altri pianeti, lo complisce in trent'anni; Giove si rivolge nel suo minore in anni dodici, Marte in dua; la Luna passa il suo, tanto pi˙ piccolo, in un sol mese; e non men sensibilmente vediamo, delle Stelle Medicee la pi˙ vicina a Giove far il suo rivolgimento in brevissimo tempo, cioŔ in ore quarantadua in circa, la seguente in tre giorni e mezo, la terza in giorni sette, e la pi˙ remota in sedici: e questo tenore assai concorde non punto verrÓ alterato mentre si faccia che il movimento delle ventiquattr'ore sia del globo terrestre in se stesso; che, quando si voglia ritener la Terra immobile, Ŕ necessario, dopo l'esser passati dal periodo brevissimo della Luna a gli altri conseguentemente maggiori, fino a quel di Marte in due anni, e di lÝ a quel della maggiore sfera di Giove in anni dodici, e da questa all'altra maggiore di Saturno, il cui periodo Ŕ di trent'anni, Ŕ necessario, dico, trapassare ad un'altra sfera incomparabilmente maggiore, e farla finire un'intera revoluzione in vintiquattr'ore. E questo poi Ŕ il minimo disordinamento che si possa introdurre, perchÚ se altri volesse dalla sfera di Saturno passare alla stellata, e farla tanto pi˙ grande di quella di Saturno, quanto a proporzione converrebbe rispetto al suo movimento tardissimo di molte migliaia d'anni, bisognerebbe con molto pi˙ sproporzionato salto trapassar da questa ad un'altra maggiore, e farla convertibile in ventiquattr'ore. Ma dandosi la mobilitÓ alla Terra, l'ordine de' periodi vien benissimo osservato, e dalla sfera pigrissima di Saturno si trapassa alle stelle fisse, del tutto immobili, e viensi a sfuggire una quarta difficoltÓ, la qual bisogna necessariamente ammettere quando la sfera stellata si faccia mobile; e questa Ŕ la disparitÓ immensa tra i moti di esse stelle, delle quali altre verranno a muoversi velocissimamente in cerchi vastissimi, altre lentissimamente in cerchi piccolissimi, secondo che queste e quelle si troveranno pi˙ o meno vicine a i poli; che pure ha dell'inconveniente, sÝ perchÚ noi veggiamo quelle, del moto delle quali non si dubita, muoversi tutte in cerchi massimi, sÝ ancora perchÚ pare con non buona determinazione fatto il constituir corpi, che s'abbiano a muover circolarmente, in distanze immense dal centro, e fargli poi muovere in cerchi piccolissimi. E non pure le grandezze de i cerchi ed in conseguenza le velocitÓ de i moti di queste stelle saranno diversissimi da i cerchi e moti di quell'altre, ma le medesime stelle andranno variando suoi cerchi e sue velocitÓ (e sarÓ il quinto inconveniente), avvengachÚ quelle che due mil'anni fa erano nell'equinoziale, ed in conseguenza descrivevano col moto cerchi massimi, trovandosene a i tempi nostri lontane per molti gradi, bisogna che siano fatte pi˙ tarde di moto e ridottesi a muoversi in minori cerchi; e non Ŕ lontano dal poter accader che venga tempo nel quale alcuna di loro, che per l'addietro si sia mossa sempre, si riduca, congiugnendosi col polo, a star ferma, e poi ancora, dopo la quiete di qualche tempo, torni a muoversi: dove che l'altre stelle, che si muovono sicuramente, tutte descrivono, come si Ŕ detto, il cerchio massimo dell'orbe loro, ed in quello immutabilmente si mantengono. Accresce l'inverisimile (e sia il sesto inconveniente), a chi pi˙ saldamente discorre, l'essere inescogitabile qual deva esser la soliditÓ di quella vastissima sfera, nella cui profonditÓ sieno cosÝ tenacemente saldate tante stelle, che senza punto variar sito tra loro, concordemente vengono con sÝ gran disparitÓ di moti portate in volta: o se pure il cielo Ŕ fluido, come assai pi˙ ragionevolmente convien credere, sÝ che ogni stella per se stessa per quello vadia vagando, qual legge regolerÓ i moti loro ed a che fine, per far che, rimirati dalla Terra, appariscano come fatti da una sola sfera? A me pare che per conseguir ci˛, sia tanto pi˙ agevole ed accomodata maniera il costituirle immobili che 'l farle vaganti, quanto pi˙ facilmente si tengono a segno molte pietre murate in una piazza, che le schiere de' fanciulli che sopra vi corrono. E finalmente, per la settima instanza, se noi attribuiamo la conversion diurna al cielo altissimo, bisogna farla di tanta forza e virt˙, che seco porti l'innumerabil moltitudine delle stelle fisse, corpi tutti vastissimi e maggiori assai della Terra, e di pi˙ tutte le sfere de i pianeti, ancorchÚ e questi e quelle per lor natura si muovano in contrario; ed oltre a questo Ŕ forza concedere che anco l'elemento del fuoco e la maggior parte dell'aria siano parimente rapiti e che il solo piccol globo della Terra resti contumace e renitente a tanta virt˙: cosa che a me pare che abbia molto del difficile, nÚ saprei intender come la Terra, corpo pensile e librato sopra 'l suo centro, indifferente al moto ed alla quiete, posto e circondato da un ambiente liquido, non dovesse cedere ella ancora ed esser portata in volta. Ma tali intoppi non troviamo noi nel far muover la Terra, corpo minimo ed insensibile in comparazione dell'universo, e perci˛ inabile al fargli violenza alcuna.

SAGR. Io mi sento raggirar per la fantasia alcuni concetti, cosÝ in confuso destatimi da i discorsi fatti; che s'io voglio potermi con attenzione applicar alle cose da dirsi, Ŕ forza ch'io vegga se mi succedesse meglio ordinargli e trarne quel costrutto che vi Ŕ, se per˛ ve ne sarÓ alcuno: e per avventura il procedere per interrogazioni mi aiuterÓ a pi˙ agevolmente spiegarmi. Per˛ domando al signor Simplicio, prima, se e' crede che al medesimo corpo semplice mobile possano naturalmente competere diversi movimenti, o pure che un solo convenga, che sia il suo proprio e naturale.

SIMP. D'un mobile semplice un solo, e non pi˙, pu˛ essere il moto che gli convenga naturalmente, e gli altri tutti per accidente e per participazione; in quel modo che a colui che passeggia per la nave, suo moto proprio Ŕ quello del passeggio, e per participazione quello che lo conduce in porto, dove egli mai col passeggio non sarebbe arrivato, se la nave col moto suo non ve l'avesse condotto.

SAGR. Ditemi, secondariamente: quel movimento che per participazione vien comunicato a qualche mobile, mentre egli per se stesso si muove di altro moto diverso dal participato, Ŕ egli necessario che risegga in qualche suggetto per se stesso, o pur pu˛ esser anco in natura senz'altro appoggio?

SIMP. Aristotile vi risponde a tutte queste domande, e vi dice che sÝ come d'un mobile uno Ŕ il moto, cosÝ di un moto uno Ŕ il mobile, ed in conseguenza che senza l'inerenza del suo suggetto non pu˛ nÚ essere nÚ anco immaginarsi alcun movimento.

SAGR. Io vorrei che voi mi diceste, nel terzo luogo, se voi credete che la Luna e gli altri pianeti e corpi celesti abbiano lor movimenti proprii, e quali e' siano.

SIMP. Hannogli, e son quelli secondo i quali e' vanno scorrendo il zodiaco: la Luna in un mese, il Sole in un anno Marte in dua, la sfera stellata in quelle tante migliaia; e questi sono i moti loro proprii e naturali.

SAGR. Ma quel moto col quale io veggo le stelle fisse, e con esse tutti i pianeti, andare unitamente da levante a ponente e ritornare in oriente in ventiquattr'ore, in che modo gli compete?

SIMP. Hannolo per participazione.

SAGR. Questo dunque non risiede in loro; e non risedendo in loro, nÚ potendo esser senza qualche suggetto nel qua le e' risegga, Ŕ forza farlo proprio e naturale di qualche altra sfera.

SIMP. Per questo rispetto hanno ritrovata gli astronomi ed i filosofi un'altra sfera altissima senza stelle, alla quale naturalmente compete la conversion diurna, e questa hanno chiamata il primo mobile, il quale poi rapisce seco tutte le sfere inferiori, contribuendo e participando loro il movimento suo.

SAGR. Ma quando, senza introdurr'altre sfere incognite e vastissime, senza altri movimenti o rapimenti participati, col lasciare a ciascheduna sfera il suo solo e semplice movimento, senza mescolar movimenti contrarii, ma fargli tutti per il medesimo verso, come Ŕ necessario ch'e' sieno dependendo tutti da un sol principio, tutte le cose caminano e rispondono con perfettissima armonia, perchÚ rifiutar questo partito, e dar assenso a quelle cosÝ strane e laboriose condizioni?

SIMP. Il punto sta in trovar questo modo cosÝ semplice e spedito.

SAGR. Il modo mi par bell'e trovato. Fate che la Terra sia il primo mobile, cioŔ fatela rivolgere in se stessa in ventiquattr'ore e per il medesimo verso che tutte le altre sfere, che senza participar tal moto a nessun altro pianeta o stelle, tutte avranno i lor orti, occasi ed in somma tutte l'altre apparenze.


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