Por el Rey,
por la Espana


on l'avvio della presa di possesso della Sardegna da parte della Corona d'Aragona, avvenuta nel 1324, si diede origine ad un periodo di dominazione durato ininterrottamente per circa quattro secoli.
Non e facile poter dire se tale dominio portasse con se un periodo di splendore oppure solo carestie e malversazioni. Non e facile perche ad un certo punto la storia della Spagna coincise e si fuse con la Storia d'Europa, rimanendo ad essa legata per diverso tempo, ed i problemi awertiti nei paesi dominati erano gli stessi, ingigantiti, della madrepatria.
Cosi possiamo affermare, aldila di ogni retorica, che se per tanti versi la Sardegna fu fortemente penalizzata da tale situazione (e non si sottraevano nemmeno aree come il Napoletano), per altri versi ebbe in retaggio un eredita culturale non assolutamente disprezzabile, manifestata ancor oggi attraverso usanze, riti e soprattutto attraverso il linguaggio verbale.
In tale periodo la Spagna era l'esercito; la Corona riposava oltreche sulle "capaci cure" del Vicere, sulla punta delle lance dei picchieri di Sua Maesta e sugli stendardi degli alfieri reali. Per un lunghissimo periodo, a partire da Carlo V, ordine e difesa significavano esercito, ed esercito significava Spagna.
Per capire esattamente quale fosse la forza di tale esercito, basti pensare che organizzato in tercios, il cui numero oscillante a seconda dei periodi, poteva contare per ciascuno di essi di dodici compagnie composte da picchieri ed archibugieri, ciascuna delle quali era composta da circa duecentosessanta soldati.
II tercio era cosi organizzato: una plana mayoro stato maggiore, ed una organizzazione di Compagnia.
La plana mayor, sotto il regno di Filippo III, nel 1603 era cosi organizzata: un Maestro di Campo, un capo tercio con otto alabardieri, un uditore, un capitano di compagnia, un medico, un chirurgo, un cappellano maggiore, un predicatore, un furiere maggiore ed un tamburino maggiore. La compagrua era invece cosi organizzata: un capitano, un alfiere, un sergente, otto capi di squadra, un cappellano, due tamburi, un piffero.
Al soldato era comandato di basare il suo modo di operare sempre per la "Difesa della Religione Cristiana, I'Onore del suo Re e la Difesa della Patria"; ancora le tre cose principali a lui richieste erano: 1 -seguire senza fermarsi la propria bandiera, tanto di giorno quanto di notte, senza mai fare domande essendo il segreto indispensabile alla buona riuscita ddl'operazione. 2 - obbedire in maniera assoluta agli ufficiali, essendo questi i rappresentanti dell'autorita reale. 3 essere debitamente armato e cosi rimanse di continuo al fine di poter essere ammesso nella prima fila dello squadrone e potere in essa mantense il suo posto in perfetta efficienza.
Tra tutte le disposizioni, quella che più preoccupava gli ufficiali era l'osservanza del terzo punto, essendo radicato nei soldati il vizio del gioco che portava spesso, nonostante le severissime pene prescritte, al vendere le proprie armi per debiti contratti.

L' organizzazione militare spagnola conobbe alti e bassi dovuti il pib delle volte all'incapacita dei vari re che si succedettso al trono. Cosi ad esampio sotto il succitato Filippo III, nonostante il rafforzamento dei tercios (quindici compagnie per l'esscito peninsulare e venti pa l'esercito delle Fiandre), le armate e, per estensione, owiamente anche l'impero, conobbso una grande decadenza ed una corruzione ganeralizzata, che portarono al rilassamento delle truppe ed alla loro indisciplina.
Fu cosi che le truppe si diedso il piA delle volte al saccheggio ed alla rapina; ne esistevano uniformi, non potendo il Re pagare i suoi soldati; questi, pertanto, erano costretti a vestire ciascuno con i propri mezzi.

A Cagliari diverse volte furono chiamate di rinforzo compagnie dal Napoletano, paventandosi sempre sbarchi da parte francese.
Le compagme venivano alloggiate nd quartiere della Marina e li rimanevano per divaso tempo, fino al cessato pericolo. Diverse volte, proprio per i problemi di pagamento, scoppiarono disordini in citta, tanto che alcune ordinanze decretarono il confino di tali truppe all'interno del quartiere stesso.
A cio si accompagnava anche una cronica carenza di armi, vuoi per mancanza di fondi, vuoi perche spesso dopo la consegna sparivano nel nulla.

Si aggiunga inoltre che, mentre le torri di difesa litoranea riuscivano ad operare in qualche maniera, mai si riusci a concludere l'opera di difesa delle mura di Cagliari, essendo obbligata l'amministrazione al versamento delle rendite patrimoniali nelle casse regie senza che peraltro Sua Maesta entrasse nel merito della difesa dei suoi territori.
Infine, nota dolorosa, nd 1656 fece la sua comparsa a Napoli la peste, portata sicuramente dalle soldatesche di rientro da Cagliari, regnante Francesco IV.
Era l'inizio della fine; persi gran parte dd suoi possedimenti, avrebbe poi dovuto abbandonare non molto tempo dopo anche la Sardegna, non senza aver pero lasciato una particolare impronta nel tessuto delle citta sarde.

Roberlo Melis