La storia della marina sarda


I primo germe della Marina sarda in epoca sabauda va individuato quando, nel 1713, Vittorio Amedeo II ottenne, col regno di Sicilia, anche quattro galere e tre velieri abbandonati dagli spagnoli nei porti di quell'isola.
Tali navi vennero affidate ad ufficiali siciliani e piemontesi, coadiuvati da inglesi. I marinai vennero organizzati su compagnie, riunite nel Reggimento Reali Equipaggi e, nel '17, la flotta fu dotata di un "Regolamento per la disciplina", assai severo, che avrebbe avuto una lunga validita.
Le navi ottenute nel '13 non andarono del tutto perdute nel '20 con la permuta awenuta con la Sardegna, la cui sorveglianza fu affidata, da allora e per decenni, ad una squadra di tre galere che, per quanto venissero radiate, demolite o sostituite, avevano sempre gli stessi nomi: Capitana, Patrona e Santa Barbara.
Nella seconda meta del XVIII secolo si pensó di dare una svolta decisiva a questa situazione, riunendo a Villafranca una commissione di ufficiali, che decise di sostituire le galere di questa squadra principale con velieri d'alto bordo (vascelli e fregate).
Ricorderemo a questo proposito quali siano le differenze fondamentali tra questi due tipi di nave da guerra: mentre le galere sono basse, munite di pochi grossi cannoni e molti remi, i vascelli e le fregate sono d'alto bordo, armati con decine (da 20 a piu di 100) di cannoni e a propulsione puramente velica. II basso pescaggio delle galere permette loro di addentrarsi nei tanti golfetti a basso fondale che si trovano nel Mediterraneo, ma molto pib largo e il "raggio d'azione" di un veliero, e l'arco dei mesi in cui esso puo operare e praticamente totale.
Dunque, nel 1763-64, si acquistarono a Londra un vascello (San Carlo) e una fregata (San Vittorio) che, se erano gia vecchiotte (e non durarono piu di sei anni in servizio), svolsero una onorevole, se non gloriosa, carriera poiche non incontrarono mai, a giudicare dagli svariati diari di bordo pervenutici, una sola nave barbaresca. Cio fu forse dovuto alla fama sparsasi di una nuova squadra cosi potente, dato che allineava, oltre i marinai, un totale di centoventi fucilieri ed una novantina di cannoni. Quando si decise di piantare la bandiera sabauda sull'arcipelago maddalenino, queste navi funsero da scorta indiretta alla piccola squadra che partecipo allo sbarco vero e proprio; ne si puo trascurare l'importanza rivestita da esse nell'esperimentare nuovi sistemi di effettuare le crociere e nell'addestrare i marinai locali ad operare sul nuovo tipo di mezzo, affiancati e comandati da commilitoni e ufficiali inglesi gia esperti. Va detto che in ogni caso, anche in questa prima epoca di grandi velieri, la marina sarda allineava anche unita sottili, come le speronare, i feluconi e i pinchi, agili ed armati con pochi pezzi.
Demolite entro il 1769 le due grandi unita, solo nel '71 fu riacquistata una fregata da trentadue, in Olanda, nuovamente al comado di un inglese, e, con la salita al trono di Vittorio Amedeo III, si rinforzo anche il naviglio sottile o, come si diceva allora, I"'armamento leggero" con l'acquisto dello schooner Favorita e del cutter Speditivo, ed il cantiere di Villafranca fu finalmente avviato alla costruzione di una seconda fregata... i cui lavori richiesero tanto tempo che essa giunse per sostituire anziche affiancare l'acquisto olandese nel 1778.
Le navi a remi riappaiono nella flotta sarda verso il 1781: I'esperienza ha dimostrato che le potenti e senz'altro utili navi d'alto bordo si sono rivelate troppo costose, e troppe volte, proprio nelle acque sarde, si era riaffacciato con prepotenza il problema dei bassi fondali, impraticabili per i vascelli, ma fin troppo comodi per i naviglietti nordafricani in agguato o in cerca di scampo. Si adotto un tipo relativamente nuovo di nave: la mezzagalera.
Pih piccola della galera dell'ultima generazione, essa aveva trenta metri di lunghezza e quaranta remi leggeri da richiedere un solo vogatore per remo, due grandi vele latine, tre cannoni otto pezzi minori e duecentocinquanta uomini compresi cinquanta fanti di marina.
Si comincio con l'acquisto a Napoli della Santa Barbara nell'82 e della Beata Margherita nell'anno successivo ed entrambe furono destinate alle coste isolane. E, una volta tanto, puo dirsi, con buoni risultati. Infatti la Santa Barbara al comando di Vittorio Porcile, catturava nell '87 uno sciabecco assai pid armato, ed entrambe, quattro anni dopo, catturavano una galeotta, immessa nella flotta col nome di Serpente. Ancora la Beata Margerita nel '92 affrontava due galeotte nordafricane catturandone una e danneggiando l'altra. Quello stesso 1792 vedeva, come e noto, la spedizione francese dell'ammiraglio Truguet contro la Sardegna del Sud, in cui la mar i na s ar da eb be pi cc olissima o nessuna parte, che fu seguita nel febbraio '93 dallo sbarco di Napoleone nelle isole maddalenine. Esso fu effettuato da una flottiglia in cui la sola nave di una certa importanza era la corvetta Fauvette. Dopo un tentativo di investire proprio l'isola e la cittadina della Maddalena, nel cui porto erano ancorate le due mezze galere di cui gia si e detto, un felucone e due gondole (piccole navicelle tipiche delle Bocche di Bonifacio) e vista la resistenza della guarnigione e di questa piccola flotta, i francesi (o meglio i franco-corsi, se si considera la maggior componente etnica di questa spedizione) ripiegarono su Santo Stefano. Da li, con alcuni pezzi, ricominciarono a colpire La Maddalena. Ma Domenico Millelire, sbarcato alle loro spalle con una cinquantina di uomini, mise in fuga Napoleone ed i suoi, costretti ad abbandonare un pezzo di artiglieria.
La guerra con la Francia rivoluzionaria continuo per alcuni anni in terra ferma, ed in un episodio (I'assedio di Oneglia da parte dei liguri alleati della Francia) si distinse come comandante di piazza quel Des Geneys che doveva essere in seguito glorificato come padre della futura flotta sarda rinnovata. Poco dopo, Carlo Emanuele IV, costretto dall'invasione francese, abbandonava i territori continentali, raggiungendo Cagliari.
La flotta che, a quell'altezza, avrebbe dovuto proteggere le coste sarde era un insieme abbastanza eterogeneo di navi grandi e piccole, da cui mancavano vascelli e fregate e spiccavano ancora le due mezzegalere distintesi a La Maddalena, nonche la galera Santa Teresa, appena predata dagli inglesi a Genova e rivenduta ai Savoia. Comandata da De Geneys, questa squadra avrebbe avuto nel quindicennio successivo il compito di combattere corsari francesi e non, respingere attacchi francesi che mai furono effettuati, e, una volta di pid, le frequenti presenze barbaresche.
Gia nel 1804 le due vecchie mezzegalere furono sostituite da altre due di nuova fabbricazione, il Falco e l'Aguila. Nel 1804 tali navi, assieme alla Santa Teresa e allo sciabecco Carlo Felice puntarono inizialmente su Carloforte minacciata da un'ennesima incursione barbaresca, poi, lasciato lo sciabecco in quelle acque, tentarono un attacco davanti al porto de la Goletta e, di ritorno, catturarono una galeotta ed un felucone. Per due anni non vi furono fatti di rilievo, salvo la cattura e la ripresa, nella zona del golfo di Orosei, di un lancione regio. A giudicare dai dati riportati dagli scrittori filosabaudi dell"800,1'arrivo in Sardegna di Vittorio Emanuele I giovo moltissimo alle istituzioni militari sarde. E senz'altro vero che, nel 1808, la rottura delle relazioni commerciali con l'impero napoleonico mise il piccolo stato sardo nella necessita di dover potenziare i propri armamenti, ma cio si fermo piu spesso alle indicazioni che ai fatti. Per quanto riguarda la flotta, sappiamo che nel 1810 essa non allineava navi piA grandi o potenti della galera e delle due mezzegalere gia nominate, e che la sua dozzina di unita non imbarcava pifi di un centinaio di pezzi d'artiglieria compresi i minori.
Lo stato di tensione internazionale diede pero nuova vita all'attivita corsara occidentale. Si ricordano in quell'epoca episodi di cui si resero protagonisti equipaggi francesi, corsi, nonche del Regno d'Italia e di Napoli e non sempre nel ruolo dei vincitori, come due navi awistate in tempo e catturate da Giovan Battista Albini comandante a quei tempi dello sciabecco Vittorio Emanuele (armato con dieci pezzi ed equipaggiato da sessanta marinai).
Ma il combattimento che resto pih impresso nelle memorie storiche e, come noto, quello svoltosi il 28 luglio 1811 a capo Malfatano. In esso, le due mezzegalere ed un lancione sardi comandati da Vittorio Porcile affrontarono tre navigli barbareschi, col fuoco e l'arrembaggio, riuscendo a danneggiare e mettere in fuga una feluca e catturando una galeotta ed un felucone.
La prima eclissi di Napoleone diede a Vittorio Emanuele I oltreche i suoi antichi stati di terraferma, anche la Liguria, con la sua popolazione portata all'attivita marinara. Fu comandante di questa Marina, rinnovata da tale apporto positivo, proprio il Des Geneys che aveva guidato la flotta sarda negli anni della residenza dei Reali in Sardegna.

Purtroppo, il potenziamento della flotta non fece in tempo a scongiurare, nel 1815, la ben nota incursione barbaresca di Sant'Antioco, ultima ma non minore per gravita.
Erano gli anni in cui Des Geneys awiava la costruzione di due nuove mezzegalere, della corvetta Nereide (in assoluto la prima della Marina sarda), di un vascello raso e di una fregata (pifi una pagata volontariamente dai commercianti genovesi) e almeno sette unita pifi sottili.

Cio nonostante, quando si propose un'azione comune di rappresaglia con la flotta inglese del Mediterraneo comandata da Lord Exmouth, quest'ultimo affretto la partenza, unendosi semmai ad alcuni velieri olandesi e riusd, dopo aver fatto parlare vigorosamente i cannoni, ad abolire il commercio degli schiavi europei in Barberia.

Paolo Cau

La marina sarda da guerra

1680

GaleeSoldatiBanchiForzati
per banco
Forzati
Capitana100566336
Patrona60525260
San Francesco60525260
22016016856

1720

GaleeCapitaniSottufficiali e
gente di capo
SoldatiCiurma
Capitana RealeCav. S. Esthienne4471397
PatronaCav. Cortemiglia3471305
Santa BarbaraCav. Tigrini3471316
Sant' AnnaCav. Staiti3471305
1462841323

1810

NaviNomiComandantiCannoniEquipaggio
GaleraSanta TeresaBarone Des Geneys8 cannoni, 2 obici,
6 spingarde
500
MezzagaleraL' AquilaCav. Vittorio Porcile5 cannoni, 6 spingarde200
Id.Il FalcoCav. Gaetano De Mayid.200
GaleottaBella GenoveseCav. Cugia Gavino6 cannoni, 2 spingarde60
LancioneSant' EfisioZonza1 cannone, 2 spingarde21
Id.BenvenutoCav. Angioiid.21
GondolaCarolinaId.id.21
Brigantino quadro*Cav. Mameli2 cannoni da 24, 2 da 16
6 carronate
60
Brigantino latino*Id.id.60
SciabeccoVittorio EmanueleGiambattista Albiniid.60
Id.Il GenerosoCav. Luigi Mameliid.60
TartanaTirsiGiuseppe Albini5 cann. di diverso calibro60
Speronara**Guarnieri4 carronate20
* Questi due brigantini dovettero probabilmente portare i nomi di Carloforte e San Vittore.
** Con bandiera inglese, e perció non calcolata nei legni regi quantunque con equipaggio sardo.